giovedì 24 luglio 2014

Il Cammeo: questo sconosciuto.



1° Parte



Ed iniziamo a parlare proprio di “cammei” o “camei”, anche se il primo ci piace di più: a noi napoletani certi nomi rafforzati da doppie consonanti danno un senso di spessore, di sicurezza, un po' come "mammà".
E ci fermiamo qua per non cadere nei tipici luoghi comuni e a tutti quegli appellativi tanto abusati dai "non napoletani".

Il cammeo, dunque, un manufatto tanto caro a noi, quanto estremamente sconosciuto ai più.

Manufatto, perché realmente è un'opera artigianale "fatta a mano".

E badate bene che non abbiamo usato il termine "artistico" per non cadere nella vecchia querelle tra "Arte" e "Arti Applicate" (o Artigianato). Quest'ultimo è un argomento "spinoso", molto dibattuto in passato in ambienti accademici e intellettuali e che merita un post di approfondimento che faremo sicuramente a breve.

Sconosciuto, perché il mondo intero ne conosce solo gli aspetti marginali, legati principalmente ai "souvenir" venduti ai turisti in posti come Pompei e Ercolano.

Ma analizziamo un po' i due concetti.

Cosa vuol dire "fatto a mano"?
Ce lo siamo sempre chiesti e la risposta ovvia sarebbe : è una cosa che si fa con le mani!

Ma non è così semplice.

Il cammeo, come tutti i manufatti artistici o artigianali non può essere realizzato solo con l'ausilio delle mani: necessita di "strumenti".

Il pittore ne usa tantissimi: pennelli, colori, tele, oli, diluenti, tavolozze, ecc.

I nostri strumenti sono i "bulini": piccoli scalpelli in acciaio con un manico di legno. Ma potete immaginare che da soli non bastano allo scopo: le conchiglie da cui ricaviamo i pezzi da lavorare, devono subire una serie di processi come il "taglio", la "sagomatura", che prevedono l'ausilio di altri strumenti da lavoro un po' più complessi.

Quindi il concetto di "manufatto" si lega indissolubilmente al concetto di "tecnologia".
Tutti gli strumenti utilizzati dall'uomo sono prodotti della tecnologia: la matita, la carta, la gomma, il compasso, le squadre.........giusto per rimanere nel campo del disegno.

E qua si arriva al punto.
Non importa quali strumenti si utilizzano per lavorare la materia, purché essi siano sempre guidati da mani sapienti e da un raffinato intelletto.

Il secondo concetto è di natura diversa.

I nostri migliori lavori sono praticamente sconosciuti anche alla popolazione locale. I motivi sono tanti ma soprattutto legati alla distribuzione: i paesi destinatari dei nostri lavori sono principalmente il Giappone e gli U.S.A. O almeno lo sono stati fino a qualche anno fa.
Il secondo motivo, a nostro avviso è il fattore "cultura".
Un paese come l'Italia che vanta un patrimonio artistico unico al mondo, che non riesce a far conoscere le sue bellezze, come può valorizzare le piccole realtà artigianali come la nostra?

Ecco, abbiamo messo un po' di carne al fuoco, giusto per fare piccole riflessioni.
Ma per il momento ci fermiamo qua.

Al prossimo post.

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